| La ramificata idrografia dei versanti del Gennargentu, converge improvvisamente in un unico grande alveo fluviale proprio in corrispondenza del monumento naturale di Perda ‘e Liana, è questo il luogo dove il Flumendosa acquista la dimensione fiume. Il Flumendosa, negli anni, ha scavato un profondo solco vallivo, arrivando ad incidere la struttura basale metamorfica e dopo aver attraversato i porfidi del Gennargentu meridionale (M. Perdedu, M. Alastria), i calcari dei tacchi della Barbagia di Seulo e del Sarcidano, le colate basaltiche di Nurri e Orroli. Le popolazioni, da sempre vincolate al Flumendosa, possedevano un’immagine del fiume densa di reverenziale timore, talmente radicata da tramandarsi attraverso le generazioni e giungere immutata fino ai giorni nostri; (solamente le ultime generazioni possiedono un’immagine del fiume legata alla bellezza dei paesaggi e allo svago ‐ pesca, caccia, nuoto, canoa, campeggio). Certamente il fiume ha svolto un ruolo determinante nella costruzione della propria sinistra immagine, come testimoniano le parole del La Marmora “Il Fumendosa, l’antico Saeprus, è il fiume più terribile della Sardegna, ogni anno si contano delle vittime... a media delle persone che in un anno si annegavano, attraversando questo fiume ed i torrenti della Barbagia, montava al numero di 20. Ora diminuirà dopo la costruzione di questo ponte”. Inoltre la situazione peggiorava quando si sovrapponeva al Flumendosa anche l’isolamento prodotto dal Flumineddu; a questo proposito scrive di Escalaplano e Orroli “il Flumendosa si deve guadare per arrivare all’arco di S. Stefano, più in basso fa un arco, di modo che le sue acque si uniscono a quelle del Flumineddo, terminando di isolare ScalaPlanu, e perciò durante la cattiva stagione si trova senza comunicazione cogli altri punti dell’isola”. Il fiume non portava solo isolamento e lutti, all’occorrenza il Flumendosa diventava anche dispensatore di importanti risorse alimentari, soprattutto nel periodo estivo si pescavano con facilità ottime trote sarde mentre per le anguille bisognava attendere le prime piogge autunnali. Dal punto di vista biologico, la naturalità del fiume è stata in gran parte compromessa a causa dei gravi scompensi ecologici provocati dai due grandi laghi artificiali nati dalla costruzione delle due dighe di Bau e Muggeris (61 milioni di m3) e di Nuraghe Arrubiu ( 310 m3). La costruzione del sistema dighe del lago alto del Flumendosa, non ha comunque influenzato la capacità erosiva del fiume, viste le grandi piene del 2004 e del 2013, tuttavia una gestione più attenta degli apporti idrici nel periodo estivo a garanzia della portata minima vitale garantirebbe una corretta ossigenazione dei laghetti e quindi il mantenimento dei processi di biocenosi fluviale. Inoltre la presenza della tinca, che a seguito dell’apertura delle paratoie della diga dell’agosto 1987, si è riversata nel corso del fiume ha influenzato la qualità dei processi ecologici, interessando anche i luoghi di deposizione delle uova della trota sarda. L’estinzione delle anguille è invece imputabile alla costruzione della diga del lago Medio del Flumendosa, infatti l’imponente sbarramento non consente più la risalita delle ceche lungo il fiume, mentre sono presenti nel lago esemplari di grossa taglia. Il carattere naturalisticamente più rilevante del Flumendosa è rappresentato dalle diverse morfologie vallive che il fiume ha scavato durante il suo corso, una variabilità di forme difficilmente riscontrabile altrove in un così breve percorso. Il suo alveo è un susseguirsi di singolari laghetti naturali (piscinasa) sulle sponde delle quali si è strutturata una vegetazione ripariale formata da ontani, salici, qualche rara ginestra etniensis, e vite selvatica. Sui versanti si sono conservate estese formazioni di leccio, associate talvolta nelle zone più aride a fillirea, eriche e corbezzoli nelle zone più umide. Alcune piscine del Flumendosa possiedono dei toponimi legati alla vegetazione caratterizzante il luogo: Sa piscina de S’Abioi (lavanda), Su Au ‘e Sa Murta, Arredelusu (fillirea). Anche le emergenze faunistiche sono numerose e interessanti, meritano una menzione particolare il ghiro sardo (glis glis ‐ sorigargia) la cui sopravvivenza è legata all’integrità dell’unica foresta primaria della valle del Flumendosa, Su Sciusciu‐Gruttasa de Alierì (Seulo) circa 300ha, il suo habitat ideale; l’aquila reale, l’euprotto sardo e la quasi estinta trota sarda.
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